{"id":1280,"date":"2021-02-03T12:29:06","date_gmt":"2021-02-03T11:29:06","guid":{"rendered":"http:\/\/web.unibas.it\/life\/?page_id=1280"},"modified":"2021-02-03T16:42:53","modified_gmt":"2021-02-03T15:42:53","slug":"past-abstract-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/web.unibas.it\/life\/it\/past-abstract-2\/","title":{"rendered":"Conferenza LiFE 2020 &#8211; Abstract"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Elena Past<br><\/strong>Wayne State University (USA)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Ecocritica itinerante e cinema italiano in cammino<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>paper<\/em> prender\u00e0 in esame l&#8217;innovativo impulso che sembra ispirare l&#8217;ecocritica italiana e che costituisce anche una tendenza ricorrente nel nuovo cinema italiano: quella del &#8220;pensare camminando&#8221;. Attingendo in particolare al lavoro del filosofo e sociologo Franco Cassano e alla sua opera <em>Il pensiero meridiano<\/em>, verranno analizzati i modi in cui alcuni filosofi-cineasti italiani contemporanei cercano di comprendere e rappresentare l&#8217;Italia a un ritmo che opera strategicamente (e, a volte, in modo provocatorio) contro la velocit\u00e0 alimentata dal petrolio. Tre film recenti che attraversano la  Basilicata (<em>Il mio paese<\/em> [2006], <em>Basilicata Coast to Coast<\/em> [2010] e <em>La lunga strada gialla<\/em> [2016]) mostrano in modo evidente una forma cinematografica &#8220;itinerante&#8221;, dove la nostalgia per uno stile di vita passato si intreccia con l&#8217;attivismo resistente. Contro la \u201clenta violenza\u201d perpetrata sui paesaggi italiani &#8211; una lenta violenza di contaminazione tossica condotta dalle ecomafie, di cementificazione selvaggia dei terreni agricoli e delle fragili coste &#8211; e contro la velocit\u00e0 del turbo-capitalismo, il pensare muovendosi a piedi riattiva un&#8217;etica ed un&#8217;estetica che appare in sintonia con la storia dei territori e la crisi ecologica. Attraverso le immagini della Basilicata, l&#8217;Italia non appare pi\u00f9 il \u201cbel paese\u201d, piuttosto un paesaggio ecoculturale in cui sono profondamente radicati i semi di un significativo cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:14px\"><br><strong>Elena Past&nbsp;<\/strong>\u00e8 professore di Italiano presso il Dipartimento di Lingue, letterature e culture classiche e moderne della Wayne State University. La sua ricerca include pubblicazioni sulla crisi dei rifiuti tossici a Napoli, sul cinema mediterraneo e l&#8217;ecocinema, su fiction e film polizieschi italiani.  Attualmente sta lavorando allo studio dell&#8217;iconica fabbrica di film Ferrania, dalla prospettiva delle <em>Environmental Humanities<\/em>. \u00c8 autrice di <em>Methods of Murder: Beccarian Introspection and Lombrosian Vivisection in Italian Crime Fiction<\/em> (2012) e<em> Italian Ecocinema Beyond the Human<\/em> (2019). Ha curato con Deborah Amberson l&#8217;edizione del volume<em> Thinking Italian Animals: Human and Posthuman in Modern Italian Literature and Film<\/em> (2014)  e con Serenella Iovino ed Enrico Cesaretti l&#8217;edizione del volume <em>Italy and the Environmental Humanities: Landscapes, Natures, Ecologies (<\/em>2018) . Attualmente \u00e8 co-editrice di <em>Italianist Film Issue <\/em>in collaborazione con Danielle Hipkins e Monica Seger.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elena PastWayne State University (USA) Ecocritica itinerante e cinema italiano in cammino Il paper prender\u00e0 in esame l&#8217;innovativo impulso che sembra ispirare l&#8217;ecocritica italiana e che costituisce anche una tendenza ricorrente nel nuovo cinema italiano: quella del &#8220;pensare camminando&#8221;. 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